martedì 4 aprile 2017

Così il bonus 80 euro mangia l'aumento lordo

Lordo o netto? Soprattutto se si parla di un aumento di stipendio la differenza è fondamentale. Prima che un importo aggiuntivo raggiunga il portafogli del lavoratore scattano i contributi sociali a suo carico, l'imposta sul reddito e le relative addizionali, così che si può arrivare a perderne per strada una quota non lontanissima dalla metà. Naturalmente non tutte le trattenute hanno lo stesso valore: quelle contributive vanno ad alimentare la pensione futura, quelle strettamente fiscali invece passano allo Stato nella sua articolazione centrale o locale.

Con l'attuale struttura dell'Irpef però c'è un'ulteriore particolarità, la presenza del bonus 80 euro attribuito, come già abbiamo spiegato, a coloro che hanno un reddito complessivo tale da versare l'imposta e non superano i 26 mila euro di imponibile. Tra i 24 mila e i 26 mila euro però il credito d'imposta, 960 euro su base annuale, si riduce fino ad azzerarsi. Questo meccanismo fa sì che il bonus entri ormai nella dinamica retributiva dei dipendenti, al punto da condizionare le scelte dei datori di lavoro.

Se un lavoratore con basso reddito ha un aumento tale da fargli superare la soglia dell'incapienza Irpef (circa 8.150 euro in assenza di carichi di famiglia) l'effetto positivo sarà amplificato proprio dal fatto che scatta il bonus. Ma cosa succede intorno alla soglia superiore? Al contrario, l'incremento retributivo viene in buona parte assorbito dalla perdita totale o parziale degli 80 euro. È possibile ora verificarlo su www.irpef.info/aumentostipendio.html. Ad esempio con una retribuzione lorda annua di 27 mila euro (corrispondente ad un imponibile Irpef di circa 24.500) un eventuale aumento lordo di 1.000 euro si tradurrà in uno netto di appena 160 circa, perché lo scatto fa perdere quasi metà del credito d'imposta spettante.

Il problema è di concreta attualità per i dipendenti pubblici che dopo oltre sei anni torneranno nelle prossime settimane a rinnovare i propri contratti. Una parte degli interessati si trova proprio nella fascia di reddito a rischio e il governo sta cercando delle soluzioni che possibilmente non smontino il meccanismo degli 80 euro.

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